Consigli, avvertenze e modalità
d'uso per gli scivoli e le operazioni di varo ed alaggio
testo e foto di
Gabriele Orsini (da G&G )
Lo scivolo "buono"
Quale è il significato di
aggettivi come agibile,
comodo,
facile
applicati ad uno scivolo? Ovvio che molto dipende da cosa si vuole varare ed
alare e con che cosa. Trovare scivoli "naturali" su fiumi, laghi, o (ma è più
raro) sul mare, non è poi difficile quando si ha a che fare con un battello
sui due-trecento chili, tutto compreso, il fondo è consistente e si è in
due-tre piuttosto robusti. Ma ormai, con la maggior parte dei semirigidi,
abbiamo a che fare con cinquecento, mille ed anche più chili. A questo punto,
fondo, pendenza, larghezza, spazi di manovra diventano importanti, come è
importante la vettura trainante. Se infatti, rispettando il Codice della
Strada, non vi sono problemi su strada, le cose cambiano quando si deve
partire da fermi su una salita ripida e scivolosa e con un un carico del
genere appeso dietro. Aiutano, ma non sempre bastano, una-due persone sedute
sul cofano anteriore (con una trazione anteriore). Non è un problema di
potenza (o meglio di coppia) ma di aderenza = attrito. Un grosso fuoristrada
diesel con le quattro ruote motrici è la ricetta migliore.
Dunque, uno scivolo
"buono" è uno fatto a regola d'arte, con la giusta pendenza, non esagerata per
ovvi motivi, ma neppure troppo bassa, altrimenti il gommone, invece di entrare
in acqua, si appoggia sul fondo di cemento oppure si devono tenere in acqua le
ruote del carrello, addirittura oltre il limite dei cerchioni. Praticamente in
tutti gli scivoli, si determina, col tempo, un "gradino" dove finisce la
gettata di cemento: per le operazioni di alaggio e varo non deve mai essere
necessario superarlo con le ruote del carrello. Anzi, è il caso di non
avvicinarsi mai troppo al gradino: l'erosione sotto la gettata può creare una
mensola, ben poco resistente.
Se per la costruzione
comincia a succedere che si seguono delle regole di buona pratica, quasi mai
ci si preoccupa della manutenzione e, nella parte sempre immersa, il fondo è
coperto di alghe. Il problema della scivolosità si estende anche alla zona di
"battigia". Per i vari e gli alaggi questo significa che non si può proprio
contare sul freno a mano del carrello, l'importante è però che si possa
contare sulla tenuta delle ruote della vettura. Di qui, il consiglio
pressante, di mettere "zeppe" dietro le ruote. Di solito, chi segue questa
regola, si procura sul posto qualcosa. E', forse, quello che ha fatto l'amico
che ci ha scritto:
E qui sono arrivati i
problemi ! Infatti al momento dell'alaggio tutte e 4 le ruote della macchina,
causa bassa marea, erano in zona precedentemente lambita dall'acqua e manco a
dirlo a metà gommone alato l'auto, con tutti i suoi 22 qli è partita in
direzione mare con tutte le ruote bloccate e con tanto di "tappo" che io metto
sempre per abitudine........ Momenti che ti fanno dire "mamma svegliami da
questo INCUBO!!!!! ". Consuntivo dei danni: ruote (4) del carrello
completamente sommerse (no comment), auto che, indietreggiando con la porta
aperta, la stessa è andata ad urtare contro i margini di cemento dello scivolo
con ovvio accartocciamento !! Mi sento molto PIVELLO anche se in effetti era
difficile prevedere uno scivolamento del genere con la macchina così bloccata.
Se ne impara sempre una di nuova !!
A corollario
dell'esperienza descritta, aggiungo che l'amico è un abituè dello scivolo
incriminato, non è un pivello e che stiamo parlando di un grosso fuoristrada,
che pesa il doppio del gommone! Non è consolante la spiegazione fisica che la
resistenza d'attrito di primo distacco è molto più elevata di quella
dell'attrito dinamico. In pratica: vettura e carrello sembrano perfettamente
sicuri, ma, se appena cominciano a scorrere, non li fermi più. Stiamo parlando
di ruote bloccate, che pattinano per il fondo scivoloso.
Dunque, quattro bei ceppi
di legno a sezione triangolare o a quarto di cerchio, da tenere nel bagagliaio
come dotazione. E inzepparli bene, non limitarsi ad infilarli sotto le gomme a
vettura ferma. L'amico mi ha comunicato la sua soluzione:
d'ora in poi ceppo
sagomato secondo i dettami con altri tre efficaci bei sassoni !!!!
I risalti trasversali
sulla rampa, quando ci sono, servono a ridurre notevolmente questi problemi:
attenzione però che col tempo si consumano e i ferri scoperti sono anch'essi
scivolosi!

Evitiamo gli infortuni
Non credo si debbano fare
inchieste statistiche per rendersi conto che la stragrande maggioranza degli
infortuni è dovuta a scivolate. Ci sono casi in cui non si può proprio entrare
in acqua senza pattinare sullo strato di vegetazione. L'unico aiuto può venire
dal tientibene a festone del gommone o da cime assicurate a punti fissi e
dall'essere preparati al fatto che, da un momento all'altro, qualunque cosa si
calzi, piedi nudi compresi, si può perdere l'aderenza.
Vi sono però anche altre
possibilità. In particolare, attenzione alla resistenza di cime e cavi
metallici. Ci sono, infatti, momenti in cui le forze in gioco non sono affatto
trascurabili, per esempio quando si tira su il gommone molto inclinato (col
telaio basculante).
Sappiamo tutti che un
cavetto d'acciaio ha una resistenza enorme, ma ricordiamoci della corrosione
(soprattutto nella parte iniziale, che va sempre a finire nell'acqua). Lo dico
perché mi è successo di vedere troncarsi di botto un cavo di un verricello di
soli due anni. Era completamente mangiato dalla ruggine, cosa che,
dall'esterno, non era evidente!
All'amico Gigi una cosa
analoga è capitata anche con la fascia: tirando su il gommone, si è rotta la
cucitura che unisce la cinghia piatta di alaggio con il gancio. Cinghia nuova,
gancio originale, il tutto sempre tenuto al coperto dalla pioggia e dal sole!
Gabriele ORSINI ©